Riccrad SocrariLiuteria · Genova

Storia

La tradizione della liuteria genovese

Genova è più nota per il suo porto che per i suoi liutai, eppure in città si costruiscono strumenti ad arco senza interruzione da quasi quattro secoli.

Un carruggio del centro storico di Genova
Immagine illustrativa

Le origini: la corporazione dei costruttori di strumenti

Già nella prima metà del Seicento Genova aveva una corporazione di costruttori di strumenti. Molti dei suoi membri provenivano dai paesi di lingua tedesca e lavoravano soprattutto liuti e chitarre, gli strumenti richiesti allora in una ricca città mercantile.

Il Settecento

Con l’affermarsi del violino come strumento principe della musica italiana, le botteghe genovesi si moltiplicarono. Verso la metà del secolo la città contava diversi liutai attivi; a questo periodo appartengono nomi come Bernardo Calcagni, Paolo Castello, Jacopo Cordano e Giuseppe Cavaleri. In questa città musicalmente vivace imparò a suonare il giovane Niccolò Paganini, nato nel 1782.

Crisi e ripresa nell’Ottocento

Gli sconvolgimenti dell’età napoleonica e l’arrivo di strumenti più economici dalla Francia e dalla Germania colpirono duramente la liuteria italiana. Molte botteghe chiusero o si dedicarono alle riparazioni. A Genova la tradizione fu tenuta viva da liutai come Nicolò Bianchi e poi da Giuseppe Rocca (1807–1865), che si stabilì in città dopo gli anni torinesi; il figlio Enrico Rocca ed Eugenio Praga portarono la bottega genovese fino alla fine dell’Ottocento.

Cesare Candi e il Novecento

Cesare Candi (1869–1947), che aveva iniziato come costruttore di chitarre e mandolini, divenne la figura centrale della liuteria genovese moderna. La sua bottega formò o influenzò una generazione di liutai, tra cui Paolo De Barbieri e Giuseppe Lecchi, e i suoi strumenti decorati sono tra i più ammirati dell’epoca.

Una tradizione viva

Ciò che unisce questi liutai è un atteggiamento riconoscibile: costruzione solida e concreta, gusto per i grandi modelli cremonesi — soprattutto il Guarneri “del Gesù” che la città custodisce dal lascito di Paganini — e un forte legame con i musicisti genovesi. È la tradizione in cui nascono oggi i nostri strumenti.

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